giovedì 29 marzo 2018

hjurapánnu

hjurapánnu



Per lo ‘straccio da cucina’ sono in uso nelle parlate calabresi meridionali
vari termini risalenti alla base χειρ-: hjéri, hjeréḍḍa, ahhjéri
(< ἐγχείριον), patrimonio comune dell’area alloglotta e dell’entourage
romanzo (NDDC, 347).

Hjurapànnu s.m. ‘cencio, straccio’ < gr. χειροπάννι è in uso invece
nel reggino e nella piana di Gioia, non a Bova, dove hanno resistito
più a lungo i composti hjerómulo ‘manipolo, fascio di grano’;
hjerómilo ‘mulino a mano’ (χειρόμυλον), hjeromúrtaro ‘pestello del
mortaio’ (*χειρομούρταρο), jieròsteno ‘cardo, pettine di ferro per
cardare il lino’ (χειρόκτεινον), hjerosìcli ‘manico di secchio’
(χειροσίτλι), hjeròvolo ‘mazzetto o manipolo di lino’ (χειρόβολον),
tutti nelle varietà romanze finitime.

Questo manipolo di esempi si può ampliare: molti altri relitti greci,
sconosciuti al grecanico, sono incorporati nel lessico calabroromanzo
delle varietà a sud della strozzatura Lamezia-Squillace.

Un elemento che maggiormente dovrebbe agire in senso conservativo,
cioè la diversità strutturale della varietà alloglotta rispetto alle
parlate romanze dell'anfizona, ha perso gran parte della sua efficacia
in seguito alla formazione di un diasistema che avvicina il grecanico
ai dialetti romanzi, peraltro fortemente grecizzati nel lessico e nella
morfosintassi. Una conferma è nel fatto che gli ultimi parlanti della
Bovesia non sono sempre in condizioni di distinguere, nell’ambito
del proprio repertorio lessicale, il greco dal romanzo.
Ed è significativo che il bovese Ferdinando D’Andrea (1903-1996),
dottore in Agraria, abbia prodotto un ricco Vocabolario greco-calabro-italiano
della Bovesia, con apparato fraseologico e note etimologiche dal
greco antico, medievale e moderno e riferimenti comparativi col grico
di Terra d’Otranto, pubblicato postumo a cura del nipote
(D’Andrea, 2003), che dal titolo promette un repertorio lessicale grecanico,
ed invece è un vocabolario romanzo.

Fonte: Paolo Martino, Calabro-grecismi non bovesi

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