sabato 26 maggio 2018

Epanalessi?


Nei dialetti calabresi si verifica spesso nel dialogo una reiterazione di lemmi, in particolare di aggettivi e di sostantivi.

Aggettivi:
Es:
  • léggiu lèggiu: leggermente
  • chjanu chjanu: lentamente

Sostantivi:

Il senso della ripetizione da un punto di vista di analisi logico e di "moto a luogo" o "moto per luogo"
  • jiri strati strati
  • jiri casi casi
  • jiri mari mari
In questi esempi si comunica il girovagare per strada, per molte case o per mare.

Potrebbero essere considerati una epanalessi?

Secondo la Treccani, una epanalessi è una figura retorica della famiglia delle ripetizioni, che consiste nel ripetere, raddoppiandoli, una parola o un segmento discorsivo all’interno, al centro o alla fine di una identica unità testuale. Essa tende all’amplificazione emozionale del discorso, dato che il termine ripetuto crea una tensione comunicativa per le operazioni interpretative. 

Lenta lenta lenta va...
Ancora parli, ancora parli, e guardi 
T’amavo. Amavo. Anche per me nel mondo  


Fonte:
Guida allo studio dei dialetti calabresi, Michele De Luca, Ferrari Editore, 2016, p.62
Treccani: http://www.treccani.it/enciclopedia/epanalessi_%28Enciclopedia-dell%27Italiano%29/ 

sabato 12 maggio 2018

Elenco di vocabolari calabresi ottocenteschi

L'interessante "Guida allo studio dei dialetti calabresi" di Michele De Luca, opera del 2016 edita da Ferrari Editore passa in rassegna numerosi dizionario calabresi valutandone le analisi linguistiche e che partire dal  1862 fino a quello edito nel 1977 da Gerhard Rohlfs: "Nuovo Dizionario Dialettale della Calabria" hanno contrassegnato gli studi di appassionati e studiosi per le lingue della Calabria.

Il primo in ordine cronologico è quello del medico Franscesco Muja: "Vocabolario calabro-mammolese-italiano destinato alla gioventù per apprendere più facilmente a parlare e scrivere con proprietà italiana".
Anno? 1862, e stampato presso la tipografia Siclari a Reggio Calabria.
L'unica copia esistente  è nella Biblioteca Nazionale di Napoli

Quattordici anni dopo nel 1872 Vincenzo Dorsa pstampa presso la tipografia Migliaccio di Cosenza il glossario: "La tradizione greco-latina nei dialetti della Calabria Citeriore" .
Per la ricerca etimologia si appoggia all'opera del linguista francese Charles du Fresne, sieur du Cange: Glossarium mediae et infimae graecitatis, 1688 (Consultabile integralmente nella nuova edizione  del 1883-1887 di L. Favre qui: http://ducange.enc.sorbonne.fr/ )




Già ai tempi l'autore notava l'uso di "v" al posto di "b", l'uso della gutturale χ (chi greca) o h latina.
Registra una quasi totale assenza del scuono "sci"  eccetto che l'area di Rossano (CS).

Dopo 8 anni Vincenzo Severini pubblica a Castrovillari il suo "Prontuario Moranese-italiano ed italiano-moranese di 400 vocaboli di cose domestiche, scienze, arti e mestieri".
Nel 1885, cinque anni dopo, Teodoro Cetraro pubblica "Ricerche etimologiche su mille voci e frasi del dialetto calabro-lucano.
Un anno dopo è il turno di Francesco Scerbo "Sul Dialetto Calabro" sul dialetto di Marcellinara (CZ) .La sua opera si suddivide in due parti: la prima dedicata alla linguistica e la seconda un vero e proprio vocabolario.

Il primo vocabolario sul dialetto della città di Reggio viene pubblicato nel 1886 da Cesare Morisani: "Vocabolario del dialetto di Reggio Calabria colle corrispondenti parole italiane" mettendo in particolare risalto le parole relative alla lavorazione del Bergamotto. Il noto filologo Gerhard Rohlfs purtroppo non ne era a conoscenza di questa opera.

Il primo vocabolario sulla città di Cosenza viene pubblicato da Antonio D'Andrea nel 1890: "nuovo saggio di nomenclatura calabro-italiana ad uso delle scuole di Calabria Citeriore"



L'anno successivo è il turno del vibonese e di tutta la calabria media; Salvatore Mele pubblica: "L'ellenismo nei dialetti della Calabria Media" edito nella tipografia di F. Raho a Monteleone (oggi VIbo Valentia).



Dal 1895 al 1898 abbiamo la pubblicazione di 3 vocabolari: quello di Raffaele Cotronei: "Vocabolario del dialetto catanzarese" (1895),  quello del maestro elementare Domenico De Cristo: Vocabolario calabro-italiano (1895-1897) che lo pubblicò a Napoli a sue spese nell'arco di due anni. Si concentra sui dialleti della Piana di Gioia Tauro, in particolare di Cittanova.


Il terzo è quello del consentino Luigi Accattatis: "Vocabolario del dialetto calabrese: casalino-apriglianese" che si concentra sul comune di Aprigliano e sui casali nella periferia di Cosenza.
Questa fu l'ultima e più grande opera ottocentesca in materia di linguistica calabrese addirittura l'intento di Accattatis era di: "... un'analisi del suo (dialetto apriglianese) evolversi attraverso il divenire dei secoli. ... L'unicità di questa ricerca è che affonda le radici nel lontano Seicento...".








sabato 5 maggio 2018

Venezianismi nei dialetti calabresi della costa tirrenica

Cos'è un adstrato?

Strato linguistico adiacente, cioè la lingua parlata in un'area confinante con l'area di un'altra lingua, e come tale esercitante su questa un influsso linguistico di vario genere: per es., in età storica, l'etrusco nei confronti del latino di Roma.
o dalla Treccani: adstrato (o astrato) L’insieme degli influssi linguistici di vario genere esercitati da una lingua su un’altra lingua contigua.

 mentre un parastrato?
Per Treccani:  In linguistica, sinon. di adstrato.

Il professor John Basset Tramper individua in un suo articolo del 2007 ben 20 parole identificabili come venezianismi nella parlata della comunità di pescatori di Porto San Marco di Cetraro ed usato sin dall'inizio del XIII secolo da cittadini della Repubblica di Venezia.






Questo è il caso di un adstrato, una minoranza di veneziani che influiscono sul linguaggio locale in quanto molti termini della lingua veneta vengono usati come lingua franca nel Mar Mediterraneo.

Ed ecco le 20 parole:


  1. Amanta, fune della vela
  2. Bbogu, piccolo peschereccio.
  3. Chjaru, parte iniziale della sciabica
  4. Cùorpu, onda alta, cavallone
  5. Masca, lato della sciabica
  6. Mascu, lato di barca
  7. Nassa, tipo di rete
  8. Nagòssa, tipo di rete usato per scaricare pesce
  9. Paròma, parte della sciabica
  10. Riàli, parte di reti
  11. Santina, Sentina (usato anche a Scilla e Reggio Calabria)
  12. Santalinu, canotto, canoa
  13. Saraca, salacca, scialacca
  14. Sarritti, stecche di legno che collegano staminali
  15. Sancunu, parte iniziale della sciabica
  16. Sulavarda, sacco fatto con rete e manico
  17. Tuonica, parte di rete di sciabica con lenze e maglie
  18. Terzaluoru, vela piccola di una barca
  19. Tincune, cernia
  20. Zuzzu, sugo, salsa

In italiano la sciabica è (Treccani):


Rete a strascico, formata da due lunghe ali e da un sacco, usata per la pesca lungo la riva in acque poco profonde: posta in mare da una piccola imbarcazione in modo da formare una specie di semicerchio con la concavità rivolta verso la riva, viene tirata a terra da due squadre di pescatori che gradualmente si avvicinano fino a incontrarsi nel momento in cui il sacco viene tirato a riva



oppure:

Imbarcazione a remi caratterizzata dalla prua particolarmente slanciata, usata per la pesca con la rete omonima. 



Per ulteriori approfondimenti... prossimamente

Fonte:
  • Geostoria linguistica della Calabria di John Bassett Trumper per Aracne Editrice (Ariccia, Roma 2016)
  • http://www.treccani.it/vocabolario/sciabica/ 
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Sciabica