domenica 18 febbraio 2018

Lessico - Grecismi - Tracandali

Un 'interessante articolo del professore Paolo Martino analizza una serie di termini calabresi di origine greca ma non "bovesi", dell'area grecanica.

Nei dialetti calabresi si riscontrano numerosi grecismi: alcuni di origine magno-greca, alcuni grecismi naturalizzati in latino e grecismi bizantini che risulterebbero molto utili per fini sociolinguistici ovvero: per degli studi linguistici che mettono in relazione linguaggio e società.

 Paradossalmente il grecanico che è stato stigmatizzato nel secolo scorso perde gran parte del suo lessico di origine greca in favore di termini romanzi mentre invece i dialetti calabresi romanzi che erano già ricchi di termini greci fin dal XVI secolo hanno conservato tali parole.
Questo ha prodotto un gran numero di coppie allotropiche: per indicare un oggetto o un'azione il parlante può accedere sia al termine di origine greca che al termine latino.
Questo avrebbe portato a formare in molti dialetti un diasistema greco-romanzo con proprie strutture fonologiche, morfosintattiche e lessicali.

Prendiamo ad esempio la parola : Tracandàli o Tracandàle


Rohlfs nel suo Nuovo Dizionario dialettale della Calabria dà:

  • (Soverato) legno messo di traverso per chiudere la porta di una stalla
  • (Bocchigliero) tracannale: traversa dello strettoio
  • (Girifalco) Tracandale: uomo grosso e stupido
  • (Briatico, Piscopio; Palmi, Polistena, Roccella Jonica, Vocabolario dialettale reggino italiano  di Giovanni Malara, 1909, Saggio di un vocabolario Calabro italiano ad uso delle scuole di Lorenzo Galasso, 1924) uomo rozzo e stupido, babbeo, omaccione
  • (Caraffa del Bianco, Roccella Jonica) catandrali: uomo trasandato 
  • (Bocchigliero, Vocabolario Calabro-italiano di di Domenico De Cristo, 1897, Napoli)  tracandali, tracannale: uomo di grande statura


Il Dizionario dei dialetti della Calabria Meridionale del 2016 di Giuseppe Antonio Martino e Ettore Alvaro riporta sostanzialmente gli stessi significati ma con un numero di sinonimi estremamente ricco di cui lascio qua sotto un'immagine.






Invece ecco cosa dice per l'etimologia il Dizionario di Giovanni Battista Marzano:








Nel suo articolo Paolo Martino per quanto riguarda "Tracandali" chiarisce che la storia di questa parola non è mai stata ben chiarita.

Tra Catanzaro e Soverato, come abbiamo visto prima, si registra "Tracannale" con significato di "legno che chiude la stalla quando posto di traverso" mentre nella Calabria settentrionale assume il significato di: traversa dello strettoio.
La versione "Tracandale" è più o meno diffusa nei restanti dialetti calabresi che conservano l'uso di -nd- al posto di -nn- col significato di "uomo rozzo, stupido".
Studi lessicografici tra il 1990 ed il 2000 attestano l'uso anche nei dialetti del Poro (Vibonese) e a Sinopoli nell'Aspromonte settentrionale

Nel Dizionario Etimologico Italiano (DEI) di Carlo Battisti e Giovanni Alessio del 1975 assegnano come voce siciliana e calabrese tracandali, tracannali il significato primario di sbarra per chiudere la porta della stalla e traversa dello strettoio e il significato figurato di "uomo rozzo".
L'origine della parola sarebbe "canna" mentre tracandali sarebbe una forma ipercorretta nata successivamente. Il DEI quindi segue il filone dell'Etymologicum
Siculum
di Giuseppe Vinci (1759) in cui si parla di "canna" per intendere "cannarozzu" (gutturis canna in latino) da confrontare con l'italiano: tracannare.

Martino mette in dubbio che si parta sempre da un oggetto e da  quello si ricavi un senso metaforico e per questa parola propende per il contrario sia dimostrando i punti deboli delle proposte del DEI sia proponendo le motivazioni della sua nuova proposta.

A Rocella Jonica Rohlfs registra catandrali col significato di "uomo trasandato", termine usato anche nel resto dell'area reggina di cui sembra difficile ricondurlo ad un originale "tracannali" e sempre Rohlfs registra la parola "catandrali" sempre col significato di "uomo trasandato" che si trova anche nel bovese come: "traklandàri" col significato di "spilungone, pigro".
La parola è composta da: trak e andrarion. Traca è un avverbio calabrese che significa di "sbieco" e deriva dal verbo "tracchiari": "muoversi di sbieco" ma anche "tergiversare" mentre invece andrari è un termine spregiativo di origine greco-bizantina (simile al nostro suffisso -accio -maschiaccio-)

Fonti:
  • Paolo Martino, Calabro-grecismi non bovesi
  • Paolo Martino Dizionario dei dialetti della Calabria Meridionale, 2016 
  • Giovanni Battista Marzano, Dizionario etimologico del dialetto calabrese, 2006
  • Gerhard Rohlfs, Nuovo Dizionario dialettale della Calabria, 1996 (V ristampa)







sabato 10 febbraio 2018

Domani e Dopodopomani



Secondo Gerhard Rohlfs il latino cras soppravvive nel calabrese settentrionale come in Lucania, Campania e Salento mentre invece in Sicilia e nella Calabria meridionale si usa "Dumani" che invece deriva  dal latino volgare de mane: "di mattina".Il termine è diffuso in tutta Italia ed in Calabria è arrivato a causa dell'immigrazione settentrionale e della presenza francese.

Cras deriverebbe invece dalle radici avverbiali protoindoeuropee: *ḱa-, *ḱu- (“illuminare, bruciare). Confrontare il greco antico: καίω (kaíō), sanscrito: श्वस् (śvas) ed il persiano: سو (su, luce).


 Uno stralcio del film Craj del 2005 sulla musica popolare pugliese diretto da Davide Marengo. , (https://it.wikipedia.org/wiki/Craj )


 

Per dopodomani o posdomani  ritorna la dicotomia:  puscrai/piscrai al nord e podomani al sud.



In alcune aree della Calabria esistono poi anche parole per definire il giorno seguente a dopodomani ed il giorno ancora successivo (fenomeno tipico del meridione d'Italia).

1° giorno dopo dopodomani:

  • piscriddu, piscrai, piscriddə, pruschillu, pruscriddə
  • Spordomani, Spordomana
2° giorno dopo dopodomani:
  • piscrottu , piscrottə, priscuottu, piscruzzə /piscrociə /piscruocchiə /pruscruozzu
  • --

Fonte:

  •  Grammatica Storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, Sintassi e formazione delle parole, p.264-265
  • Nuovo Dizionario dialettale della Calabria, LOngo Editore Ravenna quinta ristampa 1996, p.531 
  • Wikitionary: cras https://en.wiktionary.org/wiki/cras#Etymology  
  • Immagini prese dall'AIS (Atlante linguistico ed etnografico Italo-Svizzero)

sabato 3 febbraio 2018

Dialetti italiani - Storia Struttura Uso

Un recento imponente opera sui dialetti italiani è certamente: I dialetti italiani - Storia struttura e uso del 2002 (ristampa del 2003) coordinato da Cortelazzo, Marcato, De Balsi e Clivo edito da UTET.





Questa opera è divisa in tre parti:
  • La dialettologia
  • Profili regionali
  • Dialetto e società


Per i profili regionale la Calabria è a cura di Franco Fanciullo dell'Università di Torino e Rita Librandi dell'Università della Basilicata che scrivono 34 pagine sui dialetti calabresi.

Dialetti italiani - Calabria


Il capitolo dedicato alla Calabria è così suddiviso:
  • Le aree linguistiche della Calabria
  • Il consonantismo
  • Caratteri della grecità calabrese
    • Grecismi lessicali e sintattici
    • Greco bizantino e vocalismo tonico
  • Caratteri del lessico
  • Tra italiano e dialetto
  • Il volgare nella scrittura
    • Nodi geografici e attraversamenti delle origini
    • Prime testimonianze e scritture documentarie
    • I testi in caratteri greci
    • i testi letterari e di argomento religioso
  • La letteratura dialettale
    • Le prime testimonianze
    • Il dialetto per protesta
    • Il dialetto per gli affari e per la memoria
  • L'immagine di un popolo attraverso  il suo dialetto
    • La rappresentazione del calabrese
    • La percezione del dialetto
    • La rivalutazione linguistica e antropologica
  • Riferimenti bibliografici


DIsponibile su Amazon
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sabato 27 gennaio 2018

parole a caso: Piguni

Per la rubrica #paroleacaso, oggi piguni o pigune o picuni o picuna

pigune
Sant'Andrea Apostolo dello Ionio, Davoli,

piguni
Guardavalle, Squillace, Stilo

picuni
Monasterace
picuna
Gagliano, Squillace

L'etimologia della parola secondo Rohlfs deriverebbe dal greco volgare: πηγούνι (pigoúni)

Cercando velocemente su Google sembra che anche per il greco moderno significhi "mento":




Nel Wikizionario inglese la parola risulta una forma alternativa e desueta di πιγούνι  (pigoúni)





Quest'ultima molto simile è di origine greco bizantina πιγούνιν (pigoúnin), da πουγούνιν (pougoúnin), a sua volta da Koinè (dialetto greco antico del 330 a.C.–330 D.C.) πωγώνιον (pōgṓnion), una parola diminutiva di πώγων (pṓgōn, “barba) in greco antico. Di quest'ultima l'etimologia è sconosciuta


Fonti: 





sabato 20 gennaio 2018

Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti - Sintassi e formazione delle parole

Il terzo e ultimo volume della Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti di Gerhard Rohlfs pubblicato in tedesco tra 1949 ed il 1954 è dedicato alla Sintassi e alla formazione delle parole.

Alla stregua dei precedenti volumi anche questo è stato tradotto, riveduto e aggiornato al 1969, anno di pubblicazione con Einaudi.
La traduzione della parte di sintassi è stata curata dal professor Temistocle Francesci dell'Università degli Studi di Urbino mentre la formazione delle parole da Maria Caciagli Fancelli.




Per la Treccani, nella linguistica descrittiva la Sintassi è:

una delle quattro parti tradizionali della descrizione linguistica, che ha per oggetto lo studio della connessione di unità minori per formare unità maggiori; si differenzia dalle altre tre parti (fonologia, morfologia, lessicologia) in quanto si occupa dei fonemi, morfemi e vocaboli non presi per sé stessi ma calati nel contesto della frase, 

cioè dei procedimenti (uso di modificazioni fonologiche, uso di morfemi, ordine delle parole e delle frasi) mediante i quali il parlante pone in mutuo rapporto gli elementi lessicali per la formazione di un’espressione compiuta (frase, periodo); considera pertanto sia i procedimenti unici per un certo tipo di rapporto e perciò insostituibili, sia i procedimenti eleggibili a scelta del parlante. 

In partic.: s. sincronica, s. diacronica (o storica), a seconda che sia sincronica o diacronica l’analisi descrittiva; s. contrastiva, quella risultante da un’indagine che verte sul confronto tra i procedimenti sintattici di due o più lingue, considerate ciascuna in una prospettiva sincronica, e che serve a evidenziare le peculiarità e le differenziazioni delle varie lingue, ai fini dell’apprendimento e anche di una classificazione tipologica; s. comparata, ramo della sintassi diacronica che ha come oggetto di indagine lo studio della evoluzione parallela della sintassi di lingue dello stesso gruppo o sottogruppo linguistico.

Rimando alla fonte per quanto riguarda il significato di Sintassi nella linguistica normativa.

La parte del volume che tratta la sintassi analizza tutte le parti del discorso:

  • L'uso dei casi
  • Uso dei numeri
  • Uso dell'articolo determinativo
  • Uso dell'articolo indeterminativo
  • Uso dei tempi indicativi
  • Uso del congiuntivo
  • Uso dell'infinito
  • Uso del gerundio
  • Uso dei participi
  • Formazioni ausiliari con il participio passato
  • L'aspetto verbale
  • La frase interrogativa
  • La Congiunzione
  • Le preposizioni
  • L'avverbio
  • L'affermazione e la negazione
  • I numerali
  • La collocazione delle parole


 Per quanto riguarda la formazione delle parole invece:
  • La composizione 
  • I prefissi
  • Suffissi nominali
  • Formazione del verbo
  • Formazioni nominali senza suffisso
L'opera si conclude con un indice delle parole, dei nomi geografici e dei nomi di persona.





Di seguito uno stralcio dell'impopolarità dell'infinito nel meridione d'Italia:


"L'infinito è pochissimo popolare in tre zone della parte più meridionale d'Italia: nel canto nordorientale della Sicilia (prov. di Messina), nella metà meridionale della Calabria e nella penisola salentina.
In queste tre aree viene sostituito da una frase retta da congiunzione; anziché "vuole andare" si dice "vuole che vada".
La congiunzione è "mu"<modo (anche mi o ma) in Calabria mi nella Sicilia nordorientale e cu<quod in Salento .
La proposizione dipende è sempre al presente a prescindere che dalla consecutio temporum.



L'origine di questa espressione sta nel sostrato greco in quanto queste tre zone furon di lingua greca.
L'infinito si conserva solo dopo i verbi: potere, sapere, udire, fare e lasciare.
In Calabria meridionale la congiunzione mu può venir rafforzata con 'pe' per
esempio: "vinni pemmu lavuru".
Anche in condizione di infinito dubitativo si ricorre a:
"non sapi chimmu u faci"
Non sa che fare
.


Accanto alle forme normali mimu i dialetti calabresi meridionali usano nei reciproci territori le forme abbreviate u ed i .
vaiu 'u mangiu. 'vado a mangiare'
dassalu 'i mangia 'lascialo mangiare'



Un osservazione particolare la richiede il dialetto di Crotone giacchè usa una u che non è riconducibile alla u di abbreviazione predetta perchè ha proprietà raddoppianti
iddu vena u tti saluta
va u bidda
Con una parola iniziante con vocale u si trasforma in unn'
prima unn' arriva
 Poichè in quest'area  nd si assimila nn  questo unn' (abbreviato in u')  sarà da identificarsi col toscano onde (cfr. toscano: ti scrissi onde avvertirti)






Fonte: http://www.treccani.it/vocabolario/sintassi/
.

sabato 13 gennaio 2018

Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti: Morfologia

Il secondo volume della Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti di Gerhard Rohlfs pubblicato in tedesco tra 1949 ed il 1954 è dedicato alla Morfologia.



Cos'è la Morfologia

La Treccani dice:

" Studio della flessione, della composizione e derivazione delle parole, della determinazione delle categorie grammaticali e degli elementi formativi, desinenze, affissi e alternanze qualitative. La grammatica tradizionale, fino a tutto il 18° sec., limitava la m. all’individuazione di una forma base (per es., il casus rectus nella declinazione), e quindi delle trasformazioni che questa forma fondamentale, non ulteriormente analizzata, subisce nella flessione o nella derivazione (per es., in lat., lupus «lupo», nom. sing., è il casus rectus, o forma base: tutti gli altri casi, sono deviazioni o trasformazioni, cioè casus obliqui).

La linguistica comparata, dal 19° sec., ha inteso invece la m. come ricerca, in ogni parola, degli elementi formativi, affissi e desinenze, aggiunti alla parte radicale, e come studio della loro natura e funzione (così lupus è analizzato nella radice lup-, nel suffisso tematico u, comune a tutti i nomi della seconda declinazione, e nella desinenza -s, caratteristica del nominativo singolare). Alcune scuole linguistiche moderne comprendono nella m. lo studio dei rapporti sintattici e del valore semantico delle parole. La morfofonologia è il settore della linguistica strutturale che studia insieme le strutture fonologiche e i componenti morfologici delle parole di una lingua, soprattutto nelle loro reciproche influenze, e in particolare l’utilizzazione dei fonemi a scopi morfologici. La morfosintassi è lo studio sistematico delle regole che presiedono alla formazione di un enunciato linguistico (parole, sintagmi, frasi) mediante la combinazione di morfemi."
Il volume si divide in tre parti:
  1. Il nome
  2. Il pronome
  3. Il verbo
L'Edizione italiana è stata pubblica nel 1968 da Giulio Einaudi Editore e nella prefazione lo stesso Gerhard Rohlfs dichiara di aver riveduto l'opera per intero a seguito di altri 20 anni di studi trascorsi e "non vi è paragrafo, non vi è pagina che non abbia subito qualche ritocco".
Sempre nella prefazione ringrazia il traduttore Temistocle Franceschi per le sue conoscenze nonché come raccoglitore per il nuovo Atlante Linguistico Italiano.

Verbo: congiuntivo imperfetto nei dialetti meridionali:

L' -a  della prima persona singolare  (avissa, fussa , jissa)  che si trova nella Calabria settentrionale (Morano) è dovuto all'influsso del condizionale avèra (habueram), fòra, jèra.


Pronome: forme soggettive enclitiche in Toscana e nel meridione:
L'uso del pronome enclitico resta dunque nell'Italia meridionale essenzialmente circoscritto alle seconde persone di alcuni tempi, il che si deve al fatto che  in tali tempi appunto le seconde persone erano venute attraverso lo sviluppo fonetico, a coincidere completamente o quasi. Il pronome funge qui  dunque da contrassegno distintivo.




I capitoli in dettaglio:

Il nome
  • I casi
  • Le declinazioni
  • Formazione del plurale
  • Il genere
  • L'aggettivo
  • La comparazione
Il pronome
  • Articolo determinativo e indeterminativo
  • il partitivo 
  • il pronome possessivo
  • il pronome personale
  • il pronome riflessivo
  • il pronome relativo
  • il pronome interrogativo
  • il pronome dimostrativo
  • pronomi indefiniti

Il verbo

  • Generalità
  • Ampliamento del tema
  • L'indicativo presente
  • Casi particolari
  • L'indicativo imperfetto
  • Il congiuntivo presente
  • Il congiuntivo imperfetto
  • Il passato remoto
  • Il futuro
  • Il condizionale
  • L'imperativo
  • L'infinito
  • Gerundio e participio presente
  • Il participio passato


sabato 6 gennaio 2018

Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti: Fonetica

Il Filologo Gerhard Rohlfs tra il 1949 ed il 1954 pubblica in tedesco: Historische Grammatik der italienischen Sprache und ihrer Mundarten. 
Cos'è? 
 Il triplice volume tradotto in italiano: Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti  pubblicato da Einaudi a Torino nel 1966 ormai non più in vendita e trovabile solo in qualche biblioteca.



I volumi erano così suddivisi:
  • Fonetica
  • Morfologia
  • Sintassi e formazione delle parole

Prendendo in esame il volume Fonetica tradotto da Salvatore Persichino è innanzitutto suddiviso in tre macrocapitoli:

  1. Vocalismo
  2. Consonantismo
  3. Fenomeni generali

La prefazione dell'opera inizia citando l'opera di Meyer-Lubke del 1890: Italienische Grammatik che analizza tutti gli sviluppi dialettali dell'area italiana non senza qualche errore e alla fine degli anni '50 si sente l'esigenza di ridefinire una nuova grammatica storica.
In questa nuova grammatica verrà inserita anche la sintassi, solitamente quasi mai presente.
Tratterà in maniera dettagliata la lingua letteraria ma anche i dialetti d'Italia partendo dal centro, passando al nord e poi al sud e a seconda dei rapporti linguistici è stata inserita anche la Corsica.
La vera differenza dell'opera però saranno le fonti! Prenderà in considerazione tutte le monografie dialettali a cui Meyer-Lubke non poteva attingere.

L'opera è dedicata agli ideatori dell'Atlante  linguistico italo-svizzero e ai colleghi esploratori.
"A chi cura questa collezione e all'editore svizzero esprimo il mio ringraziamento per la cortese ospitalità che, in tempi così difficili, offrono ad uno studioso tedesco: io saluto questo gesto come un bel segno di una nuova collaborazione spirituale europea.

Dittongazione condizionata di ǫ nel Mezzogiorno











Nel dettaglio i capitoli,

Il Vocalismo è ulteriormente suddiviso in :
  • Generalità
  • Vocali toniche
  • Le vocali i e u
  • i gruppi au, ae, oe, eu, ie e il suono y
  • e lungo
  • o lungo
  • e breve
  • o breve
  • vocali atone
Il consonantismo invece è suddiviso in:
  • Le consonanti in posizione inziale
  • Il rafforzamento delle consonanti iniziali
  • Gruppi consonantici in posizione iniziale
  • Le consonanti in posizione intervocalica
  • Gruppi consonantici all'interno della parola
  • Gruppi consonantici con i in iato
  • gruppi consonantici con u in iato
  • Palatalizzazione e velarizzazione
  • Consonanti in posizione finale
I fenomeni generali infine:
  • Spostamento dell'accento
  • Abbreviazioni
  • Metatesi
  • Dissimilazione
  • Assimilazione
  • Comparsa di suoni parassiti