sabato 9 giugno 2018

Elenco di vocabolari calabresi novecenteschi

Proseguiamo la carrellata di vocabolari calabresi ripercorsi dalla  "Guida allo studio dei dialetti calabresi" di Michele De Luca, opera del 2016 edita da Ferrari Editore entrando quindi nel XX secolo.

Il primo che incontriamo è quello di Giovanni Malara del 1909: Vocabolario dialettale calabro-reggino-italiano.


Nella prefazione dell'opera leggiamo: "Si deve al mio forte affetto per la scuola, al mio vivo interesse per agevolare l'insegnamento cui dedicati tanti anni di mia vita, la compilazione e la pubblicazione di questo volume.".
Essendo una opera destinata per le scuole  spiega che  ha preso come punto di riferimento il Petrocchi minore" (Nòvo Dizionàrio universale della lingua italiana edito tra il 1884 ed il 1890 e ristampato fino al 1931).
Dopo la prefazione c'è una breve grammatica del dialetto calabro-reggino ed infine il vocabolario vero e proprio.

Nel 1923 Ettore Gliozzi pubblica "Il parlare calabrese e l'italiano: confronti: manualetto per l'insegnamento della lingua nelle province calabresi con saggi e vocabolarietto."
Nel vocabolario inserisci termini provenienti da tutta la Calabria ma non distinguendone la provenienza.

L'anno successivo Lorenzo Galasso pubblica "Saggio d'un vocabolario calabro-italiano ad uso delle scuole"  edito a Laureana di Borrello.
Un dizionario, a detta di De Luca, con una corretta impostazione scientifica e con un uso del linguaggio ricercato ed estroso.



Nel 1925 è il turno di Francesco Mauro che scrive: "La parrata calavrise: libro di esercizi traduzioni del dialetto per le scuole elementari della Calabria: per la 5. classe.. viene allegato un piccolo vocabolario ma secondo De Luca di scarso valore.

Nel 1928 viene pubblicato a Laureana di Borrello uno dei migliori dizionari etimologici calabresi: Dizionario etimologico del dialetto calabrese di Giovan Battista Marzano in cui vi  è una vasta documentazione demologica, la ricerca di fonti letterarie e di viva voce e studi comparativi dei dati raccolti. Lo stesso Michele De Luca ne fa l'introduzione nella ristampa anastatica del 2006 per Arnaldo Forni Editore dal titolo: "Giovan Battista Marzano interprete solitario del lessico calabrese".
Raffaele corso nella versione originale del 1928 a Posillipo scriverà: "... precorre, preparandone il terreno quel nuovo movimento di studi sulla grecità essenziale dei dialetti meridionali che ai nostri giorni ha avuto il migliore e il più infaticabile assertore nel filologo tedesco Gerhard Rohlfs".
Nella prefazione dello stesso Marzano tutto parte dal 1889 quando accettò l'incarico di scrivere sugli usi e costumi del Mandamento di Laureana di Borrello, dei suoi pregiudizi, delle sue superstizioni e della sua letteratura popolare.
Qui racconterà del suo dibattito sulla grecità del vocabolario calabrese con il professor Morosi che fece un lavoro "magistrale" sul mandamento di Bova e pubblicato nell'archivio glottologico italiano di Torino.



Nel 1946, Gaetano Fragomeni pubblica il Vocabolarietto comparato; dialetto locrese-italiano  edito dalla tipografia G & G Fabiani.
Nel 1970 Domenico Bonaccurso mette in luce "Parole dialettali di Serra S. Bruno: dizionarietto calabro-italiano" (Tipografia A. Mascilongo a Roma).
Nel 1974 Gabriele Rocca scrive delle "aggiunte" al Vocabolario di Accattatis ed in particolare voci riguardanti Scigliano e Aprigliano.

Nel 1977 l'anno di svolta per i vocabolari italiani, viene pubblicato da Gerhard Rohlfs: "Nuovo Dizionario dialettale della Calabria (in sigla: NDDC), la nuova edizione riveduta del Dizionario Dialettale delle Tre Calabrie con note etimologiche e un'introduzione sulla storia dei dialetti calabresi, in sigla DDTC (Hoepli, Milano 1932-1938).
Come scrisse il professore Paolo Martino: "Prima di lui la storia linguistica della Calabria era la meno conosciuta, ora si può dire che la regione è tra le più documentate dal punto di vista linguistico ed etnografico".

Nel 1987 viene pubblicato il dizionario del dialetto di Castrovillari di B. Battipede edito da "Il Coscile".



Fonte:
  • Guida allo studio dei dialetti calabresi, Michele De Luca, 2016, Ferrari Editore
  • Treccani:  http://www.treccani.it/enciclopedia/policarpo-petrocchi_(Dizionario-Biografico)/
  • Google Libri: https://books.google.it/books?id=c-DXDgAAQBAJ&pg=PA252&lpg=PA252&dq=BATTIPEDE+vocabolario&source=bl&ots=pToEsZBHQX&sig=WY9fw7CBNdliU8a8t56WKdTVCUc&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwitn_iy1f7bAhXL7BQKHalACKYQ6AEINTAC#v=onepage&q=BATTIPEDE%20vocabolario&f=false

venerdì 1 giugno 2018

Grecanico da imparare

La lingua Grecanica o greco di Calabria di cui abbiamo già parlato qui: Grecanico è attualmente inserito come materia di studio presso due piattaforme in lingua inglese per l'insegnamento di lingue straniere. In entrambe il corso di "Greko" è tenuto da Maria Olimpia, una ragazza calabrese, come lei stessa racconta in greko, italiano e inglese nel video di presentazione di se stessa che la lingua è stata appresa da suo padre che scelse di comunicare con loro esclusivamente in questa lingua in via d'estinzione.

Le piattaforme sono Tribalingual.com e Wikitongues.com andiamo a scoprirle in dettaglio!

Tribalingual

La missione di Tribalingual è di facilitare la conservazione dell'eredità culturale intangibile (come appunto le lingue)  concentrandosi inizialmente sulle lingue in pericolo d'estinzione.


Caratteristiche del corso:



Il corso di Greko costa 400 sterline è prevede una introduzione alla lingua, alla poesia e alla canzoni.
Viene supportato dalla "Generalitat de Catalunya" (Il governo della Catalogna comunità autonoma della Spagna) e l'organizzazione non governativa Linguapax international (promuove la diversità lingustica nel mondo: Linguapax) ed è stato finanziato dall'Unione Europa, dalla Commissione europea e  Engaged Humanities (progetto di gemellaggio europeo ENGHUM: Engaged humanities in Europe: Capacity building for participatory research in linguistic-cultural heritage, ovvero:
Scienze umane impegnate in Europa: sviluppo delle capacità per la ricerca partecipativa nel patrimonio linguistico-culturale qui) a sua volta finanziato dal programma europeo di ricerca Horizon 2020.

Il corso è suddiviso in 10 settimane tra grammatica, storia, musica e poesia.

Ultima nota:

L'autore, o meglio l'autrice rinuncia alla sua parcella a favore di Danilo Brancati (Amendolea), Eleonora Petrulli (Chora) e Libero Pentimalli (Gioia Tauro) che volontariamente insegnano Greko ai giovani dei paesi grecanici della Calabria.
 


La pagina del corso di "Greko": Greko su Tribalingual





Wikitongues

L'obiettivo di Wikitongues è di costruire il primo archivio pubblico di ogni lingua del mondo.
La piattaforma è in lingua inglese, spagnola, francese, araba, cinese e russa.
Raccoglie video e racconti orali di oltre 7000 lingue e comunità differenti. I loro video sono pubblicati sotto la licenza Creative Commons (nessun copyright o diritto d'autore), una licenza che permette di ricondividere e riusare il video per scopi non commerciali e quindi anche didattici e da ricondividere con la stessa licenza che consente di pubblicare liberamente anche sull'enciclopedia libera Wikipedia.
Delle lingue materia di studio, hanno elenchi di parole, frasari, dizionari che garantiscano una buona documentazione della stessa e il sostenimento delle piccole comunità.

Hanno sviluppato delle loro tecnologie che usano licenze libere e open source (l'equivalente informatico del Creative Commons) in modo che ogni educatore e attivista possa sviluppare la propria documentazione linguistica per la sua comunità tra cui Poly per la creazione e condivisione di dizionari tra due o più lingue. I parlanti di lingue che non hanno uno standard definito di scrittura, tra cui più di 200 lingue dei segni sono supportate da funzionalità video native.

 Wikitongues collabora con organizzazioni, istituzioni e comunità per promuovere un miglioramento dei servizi intorno alle lingue e migliorare la consapevolezza culturale in tutto il mondo.
In coordinamneto con la Biblioteca pubblica del Queens nella città di New York Wikitongues sta conducendo indagini per produrre  una carta geografica lingustica  delle città col maggior numero di lingue parlate.
La sede di questa organizzazione non profit è a Brooklyn (New York - USA).



Ed ecco il video di presentazione di Maria Vittoria al corso di lingua in greko:





Nonostante  il video di presentazione su youtube non siamo riusciti a trovare nel sito internet alcun riferimento al corso e alle sue caratteristiche

Vi lasciamo con una intervista di Maria Olimpia Squillaci:  intervista


Fonti:
  • Tribalingual
  • WikiTongues  
  • https://languagelearningjourney.wordpress.com/2018/05/27/learning-greko-an-endangered-language-spoken-in-southern-italy/

sabato 26 maggio 2018

Epanalessi?


Nei dialetti calabresi si verifica spesso nel dialogo una reiterazione di lemmi, in particolare di aggettivi e di sostantivi.

Aggettivi:
Es:
  • léggiu lèggiu: leggermente
  • chjanu chjanu: lentamente

Sostantivi:

Il senso della ripetizione da un punto di vista di analisi logico e di "moto a luogo" o "moto per luogo"
  • jiri strati strati
  • jiri casi casi
  • jiri mari mari
In questi esempi si comunica il girovagare per strada, per molte case o per mare.

Potrebbero essere considerati una epanalessi?

Secondo la Treccani, una epanalessi è una figura retorica della famiglia delle ripetizioni, che consiste nel ripetere, raddoppiandoli, una parola o un segmento discorsivo all’interno, al centro o alla fine di una identica unità testuale. Essa tende all’amplificazione emozionale del discorso, dato che il termine ripetuto crea una tensione comunicativa per le operazioni interpretative. 

Lenta lenta lenta va...
Ancora parli, ancora parli, e guardi 
T’amavo. Amavo. Anche per me nel mondo  


Fonte:
Guida allo studio dei dialetti calabresi, Michele De Luca, Ferrari Editore, 2016, p.62
Treccani: http://www.treccani.it/enciclopedia/epanalessi_%28Enciclopedia-dell%27Italiano%29/ 

sabato 12 maggio 2018

Elenco di vocabolari calabresi ottocenteschi

L'interessante "Guida allo studio dei dialetti calabresi" di Michele De Luca, opera del 2016 edita da Ferrari Editore passa in rassegna numerosi dizionario calabresi valutandone le analisi linguistiche e che partire dal  1862 fino a quello edito nel 1977 da Gerhard Rohlfs: "Nuovo Dizionario Dialettale della Calabria" hanno contrassegnato gli studi di appassionati e studiosi per le lingue della Calabria.

Il primo in ordine cronologico è quello del medico Franscesco Muja: "Vocabolario calabro-mammolese-italiano destinato alla gioventù per apprendere più facilmente a parlare e scrivere con proprietà italiana".
Anno? 1862, e stampato presso la tipografia Siclari a Reggio Calabria.
L'unica copia esistente  è nella Biblioteca Nazionale di Napoli

Quattordici anni dopo nel 1872 Vincenzo Dorsa pstampa presso la tipografia Migliaccio di Cosenza il glossario: "La tradizione greco-latina nei dialetti della Calabria Citeriore" .
Per la ricerca etimologia si appoggia all'opera del linguista francese Charles du Fresne, sieur du Cange: Glossarium mediae et infimae graecitatis, 1688 (Consultabile integralmente nella nuova edizione  del 1883-1887 di L. Favre qui: http://ducange.enc.sorbonne.fr/ )




Già ai tempi l'autore notava l'uso di "v" al posto di "b", l'uso della gutturale χ (chi greca) o h latina.
Registra una quasi totale assenza del scuono "sci"  eccetto che l'area di Rossano (CS).

Dopo 8 anni Vincenzo Severini pubblica a Castrovillari il suo "Prontuario Moranese-italiano ed italiano-moranese di 400 vocaboli di cose domestiche, scienze, arti e mestieri".
Nel 1885, cinque anni dopo, Teodoro Cetraro pubblica "Ricerche etimologiche su mille voci e frasi del dialetto calabro-lucano.
Un anno dopo è il turno di Francesco Scerbo "Sul Dialetto Calabro" sul dialetto di Marcellinara (CZ) .La sua opera si suddivide in due parti: la prima dedicata alla linguistica e la seconda un vero e proprio vocabolario.

Il primo vocabolario sul dialetto della città di Reggio viene pubblicato nel 1886 da Cesare Morisani: "Vocabolario del dialetto di Reggio Calabria colle corrispondenti parole italiane" mettendo in particolare risalto le parole relative alla lavorazione del Bergamotto. Il noto filologo Gerhard Rohlfs purtroppo non ne era a conoscenza di questa opera.

Il primo vocabolario sulla città di Cosenza viene pubblicato da Antonio D'Andrea nel 1890: "nuovo saggio di nomenclatura calabro-italiana ad uso delle scuole di Calabria Citeriore"



L'anno successivo è il turno del vibonese e di tutta la calabria media; Salvatore Mele pubblica: "L'ellenismo nei dialetti della Calabria Media" edito nella tipografia di F. Raho a Monteleone (oggi VIbo Valentia).



Dal 1895 al 1898 abbiamo la pubblicazione di 3 vocabolari: quello di Raffaele Cotronei: "Vocabolario del dialetto catanzarese" (1895),  quello del maestro elementare Domenico De Cristo: Vocabolario calabro-italiano (1895-1897) che lo pubblicò a Napoli a sue spese nell'arco di due anni. Si concentra sui dialleti della Piana di Gioia Tauro, in particolare di Cittanova.


Il terzo è quello del consentino Luigi Accattatis: "Vocabolario del dialetto calabrese: casalino-apriglianese" che si concentra sul comune di Aprigliano e sui casali nella periferia di Cosenza.
Questa fu l'ultima e più grande opera ottocentesca in materia di linguistica calabrese addirittura l'intento di Accattatis era di: "... un'analisi del suo (dialetto apriglianese) evolversi attraverso il divenire dei secoli. ... L'unicità di questa ricerca è che affonda le radici nel lontano Seicento...".








sabato 5 maggio 2018

Venezianismi nei dialetti calabresi della costa tirrenica

Cos'è un adstrato?

Strato linguistico adiacente, cioè la lingua parlata in un'area confinante con l'area di un'altra lingua, e come tale esercitante su questa un influsso linguistico di vario genere: per es., in età storica, l'etrusco nei confronti del latino di Roma.
o dalla Treccani: adstrato (o astrato) L’insieme degli influssi linguistici di vario genere esercitati da una lingua su un’altra lingua contigua.

 mentre un parastrato?
Per Treccani:  In linguistica, sinon. di adstrato.

Il professor John Basset Tramper individua in un suo articolo del 2007 ben 20 parole identificabili come venezianismi nella parlata della comunità di pescatori di Porto San Marco di Cetraro ed usato sin dall'inizio del XIII secolo da cittadini della Repubblica di Venezia.






Questo è il caso di un adstrato, una minoranza di veneziani che influiscono sul linguaggio locale in quanto molti termini della lingua veneta vengono usati come lingua franca nel Mar Mediterraneo.

Ed ecco le 20 parole:


  1. Amanta, fune della vela
  2. Bbogu, piccolo peschereccio.
  3. Chjaru, parte iniziale della sciabica
  4. Cùorpu, onda alta, cavallone
  5. Masca, lato della sciabica
  6. Mascu, lato di barca
  7. Nassa, tipo di rete
  8. Nagòssa, tipo di rete usato per scaricare pesce
  9. Paròma, parte della sciabica
  10. Riàli, parte di reti
  11. Santina, Sentina (usato anche a Scilla e Reggio Calabria)
  12. Santalinu, canotto, canoa
  13. Saraca, salacca, scialacca
  14. Sarritti, stecche di legno che collegano staminali
  15. Sancunu, parte iniziale della sciabica
  16. Sulavarda, sacco fatto con rete e manico
  17. Tuonica, parte di rete di sciabica con lenze e maglie
  18. Terzaluoru, vela piccola di una barca
  19. Tincune, cernia
  20. Zuzzu, sugo, salsa

In italiano la sciabica è (Treccani):


Rete a strascico, formata da due lunghe ali e da un sacco, usata per la pesca lungo la riva in acque poco profonde: posta in mare da una piccola imbarcazione in modo da formare una specie di semicerchio con la concavità rivolta verso la riva, viene tirata a terra da due squadre di pescatori che gradualmente si avvicinano fino a incontrarsi nel momento in cui il sacco viene tirato a riva



oppure:

Imbarcazione a remi caratterizzata dalla prua particolarmente slanciata, usata per la pesca con la rete omonima. 



Per ulteriori approfondimenti... prossimamente

Fonte:
  • Geostoria linguistica della Calabria di John Bassett Trumper per Aracne Editrice (Ariccia, Roma 2016)
  • http://www.treccani.it/vocabolario/sciabica/ 
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Sciabica

giovedì 26 aprile 2018

voce del verbo ntamari


ntamari, ntamare: contaminare

Dizionario di Rohlfs:
viziare, fare male ad alcuno specialmente all'epidermide
intorpidirsi
avere gran fame
crescere a stento
(dal francese: entamer: intaminare)
ntamatu: malsano, guasto, che cresce a stento

Dizionario del Marzano:
ferire alcuno, specialmente nell'epidermide, divenir malaticcio

Dizionario del Morisani:
ammorbare, diventare malaticcio, malsano

Dizionario del Malara:
viziare, intorpidire, venire a stento, incatozzolire, intristire

Romanisches Etymologisches Wörtherbuch di Wilhelm Meyer-Lübke
ntamari deriva da ĭntamĭnāre attraverso il prestito dall'antico francese entamer o dal provenzale entamar

Nel Dictionnaire etymologique  et historique du français (Edizione Larousse 2011)
Entamer è attestato sin dal 1155 come ferire
Dal latino, intaminare: macchiare, chi deve aver avuto il senso del "tatto", da "tangere": "toccare"
entame (136): Froissart:ferita
                      Widerhold: "prima fetta"

In latino:  "in + tangere", tangere ovvero toccare che deriverebbe dal proto-italico: "*tangō", a sua volta dal proto indoeuropeo: "*teh₂g-.",

Fonte:
  • Vocabolario calabro a cura di John Bassett Trumper,Edizioni dell'Orso p.536-537
  • Dictionnaire etymologique  et historique du français, Edizione Larousse 2011
  • https://en.wiktionary.org/wiki/tangere#Latin 

sabato 14 aprile 2018

I dizionari dialettali

Nel nuovo Vocabolario calabro  del Laboratorio del Vocabolario Etimologico calabrese Volume II di John Bassett Trumper c'è un interessante capitolo sui dizionari dialettali calabresi e i dizionari in generale.

Questo, presumo, perchè a differenza di quanto è comune pensare, un vocabolario non è sempre stato pensato allo stesso mod in maniera analoga quanto il concetto di storia per gli antichi romani fosse diverso dal nostro.

Tra Seicento e Settecento e fino ad Ottocento compreso i vocabolari erano creati per scopi didattici e per indicare attraverso le parole la norma d'uso e facendo riferimenti ad autori illustri come ad esempio il Vocabolario della Crusca.

Nell'Ottocento il Vocabolario di calabrese di Cesare Morisani: "Vocabolario del Dialetto di Reggio Calabria colle corrispondenti parole italiane" non ha uno scopo informativo ma lo scopo di dimostrare attraverso i lemmi riportati la forte "italianità" del dialetto.



Esistono, poi, sempre in quel periodo in Italia le cosiddette "raccolte", sorta di dizionari con respiro regionale che si limitano ad essere una collezione di lemmi senza alcuno scopo normativo.

I dizionari dialettali invece si divino in tre tipologie:
  1. Con scopo ristretto
  2. con scopo didattico
  3. (proto) etnolingustici

 Il primo come "Ricerche etimologiche su Mille Voci e Frasi del Dialetto Calabro-Lucano" è una raccolta di voci molto ristretta su cui lo studioso dell'epoca effettua degli studi scientifici.

Il secondo con lo scopo di insegnare l'italiano mette a confronto le parole dialettali con quelle italiane. Il dizionario ha grandi introduzioni sulla morfologia e la fonetica come ad esempio il Vocabolario Dialettale Calabro-Reggino-Italiano del 1909 di Giovanni Malara.



Il terzo ha lo scopo di contestualizzare i lemmi elencati, di dare un origine ed un significato adeguato al suo uso attraverso studi etnolinguistici. Un esempio? il Vocabolario Calabrese di Luigi Accattatis del 1898.



Vocabolario del dialetto di Reggio Calabria, diCesare Morisani, Arnaldo Forni Editore, 1990 su Amazon: https://www.amazon.it/Vocabolario-dialetto-Reggio-Calabria-anast/dp/8827128050

Fonte: Vocabolario Calabro a cusa di John Bassett Trumper 2017, Edizioni dell'Orso p.XXXI- XXXIX