sabato 7 aprile 2018

Laboratorio del vocabolario etimologico calabrese F - O

A fine 2017 viene pubblicato il seguito del Vocabolario calabro. Laboratorio del dizionario etimologico calabrese. A-E di Vincenzo Padula la cui ultima edizione risale al 2001 (ben 692 pagine) e non è più in vendita.
Il seguito: Vocabolario Calabro. Laboratorio del Vocabolario Etimologico Calabrese. Volume II F-O di 579 pagine è a cura di John Bassett Trumper per Edizioni dell'Orso.



Che cos'è però questo Vocabolario Calabro e chi è Vincenzo Padula?

Vincenzo Padula è un uomo di chiesa nato ad Acri nel 1819 ed oltre ad essere un poeta e un patriota italiano è anche l'autore del "Vocabolario Calabro" che però mai riuscì a terminare.
Vive un periodo che vede lo sviluppo e l'interesse per la lessicografia nonchè per le culture minoritarie come quelle dialettali.
Parte a costruire il suo vocabolario partendo dal dialetto che meglio conosce: quello di Acri.
Nonostante incompiuto, successivamente attinsero da lui il cosentino Luigi Accattatis pubblicandonel 1898 il Vocabolario calabro-italiano e viceversa e Gerhard Rohlfs nel Nuovo Dizionario dialettale della Calabria.
Padula parte dal lemma per poi aggiungere commenti etnolinguistici e molte volte non ne scrive il significato.


Trumper è stato il curatore sia del primo volume (A-E) del 2001 che di questo secondo volume F-O del 2017.

Il curatore apre il dizionario accennando ovviamente all'opera precedente ed anche anticipando una prossima uscita per il terzo ed ultimo volume (P-Z) che noi aspettiamo nonchè una nuova edizione del primo volume per dare unità e continuità all'opera nella sua interezza.

Il primo capitolo è dedicato alla struttura del vocabolario




Sulla natura del lessico



sui dizionari dialettali



una breve bibliografia e il dizionario vero e proprio:



Dove acquistarlo?

  • Edizioni dell'Orso: https://www.ediorso.it/vocabolario-calabro-vol-ii-f-o.html
  • IBS: https://www.ibs.it/vocabolario-calabro-laboratorio-del-vocabolario-libro-vari/e/9788862747806 
  • Amazon: https://www.amazon.it/Vocabolario-Laboratorio-vocabolario-etimologico-calabrese/dp/8862747802/ref=sr_1_2?ie=UTF8&qid=1522002623&sr=8-2&keywords=vocabolario+calabro
  • Libreria Universitaria: https://www.libreriauniversitaria.it/vocabolario-calabro-laboratorio-vocabolario-etimologico/libro/9788862747806


Fonte:Vocabolario Calabro a cura di John Bassett Tramper (2017)




Rubrica etimologia di paese: Italia



Dopo tante informazioni pubblicate sulla Calabria, è giusto pubblicare anche qualcosa che riguarda l'Italia, di cui sicuramente chi è interessato alla linguistica e nel contempo alle sue origini italiane potrebbe aver già fatto ricerche di per sè.
Prima o poi anche questo blog sarebbe dovuto passare dall'etimo di Italia e passeremo anche dall'etimo di Calabria.
Wikipedia gli dedica una intera voce: Etimologia del nome Italia 
L'etimologia ha avuto numerose ipotesi sin dal tempo dei greci: "Secondo Antioco di Siracusa (Dion. Halic., I, 35), il nome d' Italia derivava da quello di un potente principe di stirpe enotrica, Italo, il quale avrebbe cominciato col ridurre sotto di sé il territorio estremo della penisola italiana, compreso tra lo stretto di Messina e i golfi di Squillace e di Sant'Eufemia".

Il nome è interessante perchè nasce in terre calabre per designare l'area che parte dallo stretto di Messina e il fiume Lao (Tra il cosentino e la Basilicata) e la parte orientale del Metaponto (Strabone VI, 24 e Tucidide VII, 33, 4), sicuramente vi facevano parte le città di Locri, Kaulon (Attuale Monasterace) e Medma (attuale Gioia Tauro) mentre Erodoto ritiene città italica anche Taranto.

Per l'origine etimologica troviamo almeno 5 possibilità:
  • Origine africana: dal paese di Tala
     secondo il filosofo Gian Domenico Romagnosi nell'800
  • Origine greca, pochi pensano si possa ricondurre a
    Aιθαλία (Aithalìa)  come Gabriele Rosa nel 1863 
  • Origine etrusca, Nel 2003 ne parla Massimo Pittau (http://www.pittau.it/comune/italia.htm)
  • Origine sannitica, Dalla parola latina "Viteliu" 

Quest'ultima è l'ipotesi più conosciuta, l'unica citata nella Treccani:

"...del nome d'Italia con la voce vitulus, la quale era affermata anche da Timeo e da Varrone, quando costoro quel nome giustificavano così: quoniam boves Graeca vetere lingua ἰταλοι vocitati sunt, quorum in Italia magna copia fuerit (Gell, N. A., XI,1), perché è evidente che ἰταλός nel senso di vitulus sarebbe in ogni caso una voce derivata dal Latino nel Greco dell'Italia meridionale. Un'espressione figurata della stessa riconnessione si ha nelle monete osche battute durante la guerra sociale con la figura del toro e nell'epigrafe Viteliu, sia che questa parola alluda alla capitale degl'Italici, Corfinio, che vediamo dagli scrittori chiamata Italica, sia che debba intendersi qual nome della dea Italia (v. Corp. Inscr. Lat., IX, al. n. 6088)."

Mentre Wikipedia:

"
In particolare, la parola "Italia" non sarebbe altro che un prestito linguistico della parola Viteliù di origine osca al greco che a sua volta la passò al latino dopo che la "v" era decaduta. Anche in quest'ultimo caso si tratta di una spiegazione piuttosto ricorrente e, al di là delle citate osservazioni linguistiche, veniva motivata col fatto che Víteliú significasse "terra di bovini giovani" (cfr. Lat vitulus "vitello", umb vitlo "vitello")[12]. Questa tradizione poggia sul fatto che il toro era un simbolo molto diffuso presso quelle genti della penisola che, al centro-sud, si opponevano all'avanzata della cultura romana (si veda la voce guerra sociale), tanto da essere spesso eloquentemente raffigurato nell'atto di incornare una lupa su esemplari della monetazione della guerra sociale.
"

Invece l'istituzione italiana di esperti di linguistica e filologia della lingua italiana meglio nota come Accademia della Crusca 
"Nei secoli il nome rimane di tradizione dotta (l'evoluzione popolare del latino Italia sarebbe stato Itaglia, Idaglia, a seconda delle zone). 

L'origine del nome è discussa e incerta. Alcuni suppongono che derivi da una forma di origine osca e corrisponda a Viteliu accostato all'umbro vitluf  'vitello', latino vitulus. Per altri avrebbe il senso di "terra degli Itali", popolo che avrebbe come totem il vitello (italos), perciò la denominazione si fonderebbe sull'uso antichissimo di divinizzare l'animale totem della tribù; oppure "il paese della tribù degli Itali", nome totemistico da *witaloi 'figli del toro'. 

Non mancano le interpretazioni leggendarie, come quella del principe Italo, l'eroe eponimo che avrebbe dominato il Sud della penisola. 
Vi è poi il mito secondo il quale Eracle, nell'attraversare l'Italia per condurre in Grecia il gregge di Gerione, perde un capo di bestiame e lo cerca affannosamente; avendo saputo che nella lingua indigena la bestia si chiama vitulus, chiama Outalía tutta la regione"



Fonte:

  • Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Etimologia_del_nome_Italia
  • Treccani: http://www.treccani.it/enciclopedia/italia_%28Enciclopedia-Italiana%29/ 
  • Crusca: http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/nome-dellitalia

giovedì 29 marzo 2018

hjurapánnu

hjurapánnu



Per lo ‘straccio da cucina’ sono in uso nelle parlate calabresi meridionali
vari termini risalenti alla base χειρ-: hjéri, hjeréḍḍa, ahhjéri
(< ἐγχείριον), patrimonio comune dell’area alloglotta e dell’entourage
romanzo (NDDC, 347).

Hjurapànnu s.m. ‘cencio, straccio’ < gr. χειροπάννι è in uso invece
nel reggino e nella piana di Gioia, non a Bova, dove hanno resistito
più a lungo i composti hjerómulo ‘manipolo, fascio di grano’;
hjerómilo ‘mulino a mano’ (χειρόμυλον), hjeromúrtaro ‘pestello del
mortaio’ (*χειρομούρταρο), jieròsteno ‘cardo, pettine di ferro per
cardare il lino’ (χειρόκτεινον), hjerosìcli ‘manico di secchio’
(χειροσίτλι), hjeròvolo ‘mazzetto o manipolo di lino’ (χειρόβολον),
tutti nelle varietà romanze finitime.

Questo manipolo di esempi si può ampliare: molti altri relitti greci,
sconosciuti al grecanico, sono incorporati nel lessico calabroromanzo
delle varietà a sud della strozzatura Lamezia-Squillace.

Un elemento che maggiormente dovrebbe agire in senso conservativo,
cioè la diversità strutturale della varietà alloglotta rispetto alle
parlate romanze dell'anfizona, ha perso gran parte della sua efficacia
in seguito alla formazione di un diasistema che avvicina il grecanico
ai dialetti romanzi, peraltro fortemente grecizzati nel lessico e nella
morfosintassi. Una conferma è nel fatto che gli ultimi parlanti della
Bovesia non sono sempre in condizioni di distinguere, nell’ambito
del proprio repertorio lessicale, il greco dal romanzo.
Ed è significativo che il bovese Ferdinando D’Andrea (1903-1996),
dottore in Agraria, abbia prodotto un ricco Vocabolario greco-calabro-italiano
della Bovesia, con apparato fraseologico e note etimologiche dal
greco antico, medievale e moderno e riferimenti comparativi col grico
di Terra d’Otranto, pubblicato postumo a cura del nipote
(D’Andrea, 2003), che dal titolo promette un repertorio lessicale grecanico,
ed invece è un vocabolario romanzo.

Fonte: Paolo Martino, Calabro-grecismi non bovesi

sabato 24 marzo 2018

Geostoria linguistica della Calabria di Trumper

Geostoria linguistica della Calabria di John Bassett  Trumper (Università della Calabria) è un opera pubblicata nel 2016 per  Aracne Editrice (Ariccia - Roma) è un'opera da "addetti ai lavori" in 8 capitoli e oltre 340 pagine in cui si fa una analisi delle origini linguistiche della Calabria.









Si passa da una descrizione linguistica della Calabria nel primo capitolo, ad una descrizione della stratificazione linguistica della Calabria antica nel secondo capitolo..



..per poi descrivere l'osco e il greco in Calabria nei successivi due.
Dal capitolo V si delinea una mappa linguistica prendendo in considerazione gli idronimi.
Nel Capitolo VI si parla di longobardismi, nel VII dei venezianismi,degli spagnolismi e degli iberismi
Il capitolo VIII descrive la Calabria linguistica oggi.
In fondo infine non rimangono che delle schede di appronfondimento:

  • Corrispondenze osco-latine
  • Le infinitive nel calabrese mediano e meridionale
  • Il toponimo Cosoleto
  • Una discussione sull'etimologia di andare
  • Sull'etimologia di prìeju, prejare /prijari
  • L'uso del perfettivo nella Gerusalemme Liberata di Carlo Cosentino
  • L'etimologia di gualanu
  • l'etimologia di sàndolo

Acquisto del volume:  https://www.amazon.it/Geostoria-linguistica-Calabria-Bassett-Trumper/dp/8854890863 

sabato 10 marzo 2018

Cafè: Spunto di italianizzazione




La parola Caffè è una di quelle parole che oggi mostrano l'"italianizzazione" dei dialetti calabresi.

In alcuni contesti dialettali dall'originario "cahè" (una semplice aspirazione) si pronuncia "cafhé" o "cafè" cancellando il carattere dialettale e quindi annullando l'aspirazione sulla lettera effe.

Un altra sentinella dell'evoluzione dialettale verso l'italiano è il passaggio v->g  davanti alle vocali o e u. che permette la convivenza di due parole. Per esempio: vurpe e gurpe, paura e pagura.

Tralasciando le trasformazioni fonetiche, quello che subisce più rapidamente l'influenza in una lingua è il lessico e oggi esistono parole come sartu, lucchettu, domandari che si affiancano ai più desueti e antichi: custureri, cardidu, spiari

Fonte:
I dialetti ialiani: Storia stuttura uso, UTET 2003 ristampa ISBN 88-02-05925-X

sabato 3 marzo 2018

Preposizione: banda


La preposizione "banda", categorizzata da Rohlfs come innovazione "neolatina" col significato di "parte", "lato" è una parola che si trova nel settentrione, nel lombardo del mantovano di Solferino embanda al fök , nel romagnolo a Minervio ad bända dal fuk  ma anche nel calabrese: "alla banna u focu": 'accanto al fuoco'.


Nel Dizionario di Gerhard Rohlfs troviamo

vanda
(Saggio di un vocabolario calabro-italiano di Lorenzo Galasso, 1924)
banna
 (Vocabolario del dialetto calabrese di Luigi Accattatis, Castrovillari 1897)
bânna
(mangone)
banda
(Vocabolario dialettale reggino italiano di Giovanni Malara, 1909)

parte, lato

A Serrastretta: una guancia

Nella raccolta del dialetto catanzarese  usati nella zona di Davoli-Soverato di Luigi Corapi

A nuda vanda: in nessun luogo

Giuseppe Antonio Martino  nel Dizionario dei dialetti della Calabria meridionale (2016) per vànda traduce:
parte, posto, lato (Buccisani c, Malara Giovanni,  Rohlfs Gerhard, Calogero R.,  Blasi G., Caré P.,  AA. VV. 1990, Schirripa L., Stancati L. e Violi A. , Delianuova e Melicuccà )

Jiri pe' ja vànda - andare da quella parte
jiri vandi vandi - gironzolare
andare da un luogo all'altro

anche banda


Per la sua origine etimologica ci viene in auto il vocabolario Treccani:
banda intesa come preposizione  deriverebbe dal provenzale banda e a sua volta probabilmente dal latino medievale banda nel senso di partito o fazione

Riporta poi espressioni figurate come : "lasciare (o mettere) da banda; la locuzione "da banda a banda" ovvero: da parte a parte", nel linguaggio marinaresco sarebbe le due parti laterali della nave.
Al plurale: che fai da queste bande? nel senso di dintorni luoghi.

Fonte:
  • Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti : SIntassi e formazione delle parole, Rohlfs, 1968
  • Nuovo Dizionario dialettale della Calabria, Rohlfs, 1977, p. 750
  • http://www.treccani.it/vocabolario/banda1_%28Sinonimi-e-Contrari%29/

sabato 24 febbraio 2018

Variazone delle consonanti occlusive sonore


Il fenomeno della Variazone delle consonanti occlusive sonore è quel fenomeno fonetico che pervade tutta la Calabria e non solo.






Una consonante occlusiva sonora è una consonante generata mediante il blocco completo del flusso d'aria a livello della bocca, della faringe o della glottide, e il rilascio rapido di questo blocco.



Le consonanti occlusive che seguono questo fenomeno sono la b/v la d , la g e la  f.
Si comportano in maniera diversa a seconda se si trovano in posizione postconsonantica (posizione forte) o in altre posizioni (posizione debole).



in posizione debole:
  • vuoto: vakanti
  • runda: cipiglio 
  • jamu: andiamo
in posizione forte:
  • è vuoto (est vacante): è bbacanti  (consonante alla fine della parola precedente)
  • svuotare: sbacantara
  • ki grunda!: che cipiglio!
  • on ghjamu


In Calabria questo fenomeno, specialmente al sud, si trova nella sua tipica forma.

Più a nord di Santa Severina (Crotone) cominciano a mostarsi eccezioni a questa variazione.
la consonante corrispettiva debole di g : γ (gamma) si presenta all'interno di parola aγustu, kjaγa mentre se si trova all'inizio scompare o viene sostituita da g: guccia, gaddina.
A Cosenza e dintorni poi questo fenomeno esistito in passato sta scomparendo in favore dell'italiano: la d occlusiva emerge anche in posizione debole: nidu anzichè l'antico niru, ride anzichè il desueto rire (Trumper 1980).

Anchenell'area di Catanzaro, mostra differenze a seconda che si trovi in posizione forte in cui abbiamo effettivamente il suono di una effe mentre in debole di  una fricativa sorda.
Posizione debole:
  • kahè,  Caffè
  • hilu,   Filo
  • u haj,  Lo fai

Posizione forte:
  • tri ffili,   Tre fili
  • mpilara,  ( con anche trasformaazione da nf->mp,) infilare
  • ki ffai,     Che fai
  • om para,  Non fare
Il paese di Miglierina fa eccezione e f invece di diventare h diventa una sibilante sorda; quindi:
  • sriddu anzichè friddu, freddo
  • srijire anzichè frijira, friggere


Di nuovo a Cosenza la f in posizione debole diventa v
  • u vuoku
  • a vurmica





Ulteriori studi sul consonantismo calabrese sono recuperabili da Falcone G., Calabria, Pisa, Pacini, 1976.

Fonti:
I dialetti italiani: Storia stuttura uso, UTET 2003 ristampa ISBN 88-02-05925-X, p.794