Roghudi, in #grecanico Riḣuδdi.
dal greco antico: ῥηχώδης "aspro", "ruvido"
- Sec. XVI Ricude (Girolamo Marafioti, Croniche ed antichità di Calabria, Padova 1601) - sec. XVII (Carta geografica) Ricudi,
- Mottarichudi (Domenico Minuto Ricordi Basiliani tra Reggio e Locri
in: Studi per il 150° anno scolastico del Liceo Ginnasio "T. Campanella"
di Reggio Calabria, Reggio 1964, articolo pubblicato nel giornale
"Brutium" 1972, no. 2 pp. 5-11) - anno 1730 Rughudi (Franco Mosino, Notizie del Settecento calabrese, nella rivista: "Historica", volume 23 e 24, Reggio - Calabria 1970-1971 - Toponimi e cognomi tratti dalle carte notarili custodite nell'Archivio di Stato di Reggio.)
Gerhard Rohlfs, Dizionario toponomastico e onomastico della Calabria, Longo Editore, Ravenna, 3° ristampa 1990, p.277
Ho trovato uno speciale di "#telediamante" sulla minoranza linguistica di Guardia Piemontese, e ne approfitto per un ulteriore approfondimento:
La prima testimonianza della lingua di Guardia Piemontese arriva da una
lista di 34 parole del Morelli nel 1859, successivamente lo studio
etnografico di Vegezzi-Ruscalla 1862 mette a confronto il vernacolo
d'Angrogna in Piemonte con il guardiolo attraverso parole e la parabola
del figliol prodigo.
La prima descrizione del #Guardiolosi ha nel 1890 con:"Dialetto di Guardia Piemontese in #Calabria#Citeriore" di Morosi.
Dopo oltre 50 anni, ed esattamente nel 1956, e poi nel 1968 e nel 1969
entra nello studio anche il nostro Gerhard Rohlfs che individua oltre
che nel comune di Guardia Piemontese anche a #Laino, #Mormanno e #Morano affinità col #provenzale (oggi: #occitano)
Nel 1957 Grassi fa ulteriori ricerche per contro dell'Atlante
linguistico ed etnografico dell'Italia e della Svizzera meridionale
(AIS) mentre Genre tra il 1986 ed il 1992 per l'Atlante linguistico
italiano (ALI).
Recentemente anche Formica e Kunert contribuiscono
con loro articoli tra il 1993 ed il 2006 per il Dipartimento di
Linguistica dell’Università della Calabria.
Parlangéli poi nel 2010
delineerà la fonetica di questa lingua ed infine Irene Michali
dell'Università di Firenze si interesserà dell'argomento pubblicando
degli articoli di cui l'ultimo, l'anno scorso, nel 2016.
Sul piano morfosintattico il guardiolo conserva ancora "ricordi" della sua origine occitana:
1)annar + infinito
2)la negazione 'pa'
3) pronome personale di prima persona singolare Io mantiene il
provenzale [ˈmy], dal latino me anzichè il calabrese eu, yeu, io, iu...
come anche per la sua fonetica:
1) la palatalizzazione della 'u',
2) le vocali finali pronunciate con ə nei sostantivi
...
per quanto riguarda il lessico invece c'è stata una fortissima
influenza del dialetto calabrese e dell'italiano che progressivamente ha
sostituito e sostituisce le parole di origine occitana.
1)Soldi, turnì->soldë
2)Vescovo, bonsënhourë->Vescoevë
3)Finire, Iorarë->finirë
...
Fine primo episodio
Fonte:
L’occitano di Guardia Piemontese tra conservazione, innovazione e mutamento:analisi di un corpus,
Quaderni di Linguistica e Studi Orientali / Working Papers in Linguistics and Oriental Studies, n. 2 (2016), pp. 175-207
DOI: http://dx.doi.org/10.13128/QULSO-2421-7220-18753
L'Occitano
o lingua d'Oc (una volta anche detto francoprovenzale meridionale) è
una lingua della Francia meridionale che si forma nella regione
francese dell'#Acquitania
nell' XI secolo. Fa parte delle lingua galloromanze e fu resa celebre
dalla poesia trobadorica medievale. Oggi è parlata da circa 2 milioni di
persone.
Tra il XII ed il XII secolo arrivano in #Calabria
(in particolare nei paesi di Guardia e San Sisto) membri della Chiesa
evangelica valdese scomunicata nel 1184, tra cui molti di origine
piemontese, dalla Val d’Angrogna e dalla Val Pragelato (in provincia di
Torino).portando con sè la loro lingua.
Dal 1532 aderiscono alla
riforma protestante e aderiscono alla confessione di matrice calvinista e
papa Pio V deliberò che venisserò eliminati sia in Piemonte che in
Calabria. I pochi superstiti si convertirono.
Col passare dei
secoli, nell'attuale comune di Guardia Piemontese (ex Guardia Lombarda,
ex Guardia dei Valdi, ex Guardia Fiscalda ) in provincia di #Cosenza si sviluppo la variante dialettale occitanica del Guardiolo ad oggi parlata da solo 340 persone e che l'#UNESCO classifica come "seriamente in pericolo"
Entrando nell'analisi linguistica del guardiolo si individuano:
Persistenza dell’obbligo di ripetizione dei pronomi clitici
soggetto, anche dopo un soggetto nominale e dopo un pronome tonico
Mantenimento dell’antica forma guardiola
(aggettivo+sostantivo) in luogo della posposizione dell’aggettivo
possessivo al sostantivo, forma che caratterizza la varietà dialettale calabrese ma anche i dialetti meridionali
Persistenza della negazione postverbale "pas" al fine di verificare la presenza o la scomparsa dell’antica forma guardiola in
cui la negazione si ottiene attraverso un circonfisso (ne + verbo + pas)
Mantenimento dell’originario pronome personale di prima persona o
cedimento alla varietà calabrese che usa il caso nominativo (lat. ego;
calabrese jèu, èu
Formazione del passato remoto attraverso il costrutto perifrastico del tipo annar + infinito.
La varietà alloglotta di Guardia Piemontese: analisi morfosintattica di un corpus,Irene Micali, Università di Firenze
Il #Grecanico
o dialetto greco-calabro è una lingua parlata nella provincia di Reggio
Calabria. È chiamato localmente greco di Calabria, ed è formalmente una
lingua minoritaria appartenente alla minoranza linguistica greca
d'Italia insieme alla Grecìa Salentina (#griko), esordisce Wikipedia italia. (https://it.wikipedia.org/wiki/Dialetto_greco-calabro ) (http://www.grecosuditalia.it/ ).
Attualmente è parlato solo in quella che viene chiamata area #grecanica o #Bovesia e precisamente a:
e difatti secondo l'atlante delle lingue in pericolo d'estinzione dell'#Unesco
(http://www.unesco.org/languages-atlas/index.php ) sotto la dicitura "griko (Calabria)" viene considerato "severely endangered": gravemente in pericolo.
Modo #Infinito #mu#mi#ma#u
... fra le espressioni sintattiche in cui si rispecchia il sostrato
greco nella Calabria meridionale, è la totale assenza dell'infinito dopo
i verbi che esprimono volontà o un'intenzione mentre l'infinito è
comunemente adoperato dopo il verbo "potere". Questa regola vale per tutta la Calabria Meridionale (senza alcuna eccezione) fino alla zona di #Tiriolo-#Catanzaro in netta opposizione alla Calabria settentrionale, dove l'uso dell'infinito non ha subito la minima dispersione.
La sostituzione dell'infinito avviene per mezzo della congiunzione "mu" (dal latino: modo) che in Provincia di #Reggio prende la forma di "mi" mentre a #Catanzaro si è trasformata in "ma".
Esempi:
vògghiu mu (mi, ma) dormu: voglio dormire
vinni mu (mi, ma) viju: son venuto per vedere
mentre con potere si dice:
non pozzu dormiri
putimu aspettari
Questo differenziato modo di dire (tipico #idiotismo del volgare #greco) corrisponde perfettamente alla maniera dei greci di #Bova: υèlo na ciumiυò: Voglio che io dorma
Fonte: Nuovo dizionario dialettale della Calabria di Gerhard Rohlfs, Longo Editore, Ravenna, 1977, p.13)
Su questo idiotismo sono stati condotti ulteriori studi che prenderemo in esame prossimamente...
sabato 21 gennaio 2017
Breve riflessione sui dialetti
In una lettera inviata al
ministro austriaco per la Scienza e la Ricerca, una insegnante di scuola
media superiore deplorava recentemente che alcuni docenti
dell'Università di Studi Economici di vienna - professori e assistenti -
usano servizi nella loro attività didattica, del dialetto anziché della
lingua standard tedesca (hochdeutsch): un comportamento che, secondo
l'autrice della lettera, non solo creerebbe serie difficoltà agli
studenti stranieri presenti alle lezioni
e ai seminari, ma che comprometterebbe addiritura il <<buon
nome>> delle università austriache, condannandole <<al più
basso provincialismo>>
Siamo in terra di lingua tedesca ed in questa lettera si accusa il dialetto di:
Circolazione circoscritta che esclude i forestieri
Appartenente ai gruppi più modesti
Non utile a fine accademici
Non adeguato al registro di una comunicazione di tipo formale
Una questione non differente da quanto accade in Italia in cui vengono
addotti in ordine motivi: geografici, sociologici, di dominio d'uso e di
registro stilistico ma che possono essere facilmente smentiti quando si
cita il veneziano di #CarloGoldoni, il napoletano di #EduardoDeFilippo e il milanese di #DarioFo.
Il dizionario della lingua italiana Fernando Palazzi e Gianfranco Folena definisce il dialetto come:
"sistema linguistico solitamente parlato in un'area spaziale ridotta,
con produzione letteraria scritta e limitata, normalmente non utilizzata
in ambito ufficiale o tecnico-scientifico."
Come si giudica il contenuto di questa lettera? Purtroppo non si conosce nè cosa l'insegnante intenda per dialetto nè il contesto in cui questo dialetto venga usato.
Quello che è sicuramente importante è stabilire le modalità con cui il
parlante se ne serve, di accertare se tali modalità sono appropriate
alle singole situazioni comunicative e di verificare se l'effetto
ottenuto sull'interlocutore corrisponde effettivamente alle intenzioni
del produttore del messaggio.
Fonte:
Fondamenti di dialettologia italiana di C. Grassi A. A. Sobrero T. Telmon Editori Laterza 2007 pp. 3-31)
Tutto questo per introdurre il primo corso gratuito on line
dell'Università Federico II di Napoli che partira a marzo (Portale
Federica.eu) sulla dialettologia!!!
Lo studio di una lingua o di un #dialetto
passa attraverso diverse analisi e non manca quella geografica. Tra il
1928 ed il 1940 Karl Jaberg e Jakob Jud pubblicano: Atlante
linguistico ed etnografico dell'Italia e della Svizzera meridionale o #AIS
(titolo originale: Sprach und Sachatlas Italiens und der Südschweiz ) .
" è una raccolta di carte geografiche dell'Italia e della Svizzera
meridionale che presenta parole, concetti o frasi, nelle rispettive
forme dialettali, evidenziando le differenze linguistiche tra le varie località.". Le ricerche per la regione #Calabria furono svolte dal solito #Rohlfs.
L'atlante indaga la regione solo nei seguenti 13 punti: